La tecnologia digitale è la risposta al rallentamento economico

La storia ci insegna che è nei momenti di rallentamento che emergono le realtà di business davvero vincenti e quello odierno è senza dubbio il primo, serio rallentamento da quando ha avuto inizio quella che molti hanno battezzato come l'era digitale.
Pur non sapendo per quanto tempo si protrarrà l'attuale periodo di incertezza economica, è evidente che avrà un forte impatto su numerose famiglie e attività di business.
Eppure, l'attuale era digitale segna un forte cambiamento rispetto al passato che non può essere omesso dall'analisi degli eventi. Ci troviamo infatti di fronte ad un accesso di massa a informazioni, strumenti e tecnologie che rendono possibili nuovi comportamenti e che difficilmente subirà rallentamenti.
Un contesto come l'attuale non può che favorire un'ulteriore adozione di tecnologie digitali e un maggiore uso di Internet. Resta da capire quali saranno le imprese capaci di capitalizzare da questa contingenza.
Oggi ci sono 1,4 miliardi di persone online in tutto il mondo, quasi il 20% della popolazione mondiale. In italia si stima che 27,6 milioni di persone, in crescita rispetto allo scorso anno, navighino in rete per informarsi, divertirsi, comunicare, acquistare e documentarsi per poter prendere decisioni sempre più ponderate.
Osservando le dinamiche dei consumatori di oggi, le aziende possono sfruttare la tecnologia e i media digitali per essere più flessibili, efficaci e mirate nel far crescere il loro business in un periodo di rallentamento.
I consumatori si fidano delle informazioni e delle opinioni che trovano online. Con i budget domestici sempre più limitati a loro disposizione, usano Internet ancora di più per cercare gli affari migliori, così come dimostra la crescita dell'oltre 20% di ricerche di directories online. Inoltre, il risparmio sui divertimenti fuori casa favorirà un maggiore uso delle opportunità sociali e di intrattenimento offerte dalla rete.
Le ultime stime sul mercato dei social networking sui cellulari parlano di una crescita che, a partire dagli 82 milioni di utenti del 2007, raggiungerà entro il 2012, 910 milioni di utenti in tutto il mondo.
Inoltre, ogni minuto vengono caricate su YouTube 13 ore di nuovi contenuti video; un dato eccezionale che dimostra come le tecnologie digitali siano a tutti gli effetti parte della nostra vita e come al contempo stiano rivoluzionando l'accesso, la condivisione e la creazione di contenuti online.
Rispetto alle dinamiche di business, proprio l'immediatezza e il volume di informazioni disponibili online hanno modificato radicalmente il processo di acquisto dei consumatori che oggi si aspettano di trovare online un'ampia scelta di articoli a prezzi popolari e nella maggior parte dei casi anche di poter acquistare online quanto hanno visto in negozio servendosi dell'ausilio dei motori di ricerca.Questi consumatori dell'era digitale non rappresentano più nicchie di mercato bensì oltre un terzo della popolazione italiana.
Da una serie di indagini è infatti emerso che non si tratta esclusivamente di ragazzini, come spesso erroneamente si crede, ma di adulti, dai 25 ai 64 anni, e sempre più donne (42%).
Il marketing digitale, e in particolare il search marketing, rappresenta uno strumento mirato ed oggi più che mai efficiente per raggiungere questi consumatori ad un costo decisamente inferiore rispetto agli altri canali mediatici.Internet consente alle aziende di mettersi sul mercato in modo flessibile e di raggiungere il giusto target di consumatori nel momento in cui sta manifestando un chiaro bisogno informativo, ripagando l'investimento dell'azienda per ogni centesimo speso.
Tra coloro che stanno apprezzando le opportunità offerte da questo mezzo vi sono le piccole e medie imprese che  fino a poco tempo fa subivano le barriere d'ingresso dei mezzi di comunicazione tradizionali, privilegio di pochi, e che oggi hanno nell'online la risposta per ottenere visibilità in funzione del ritorno sugli investimenti.
Non c'è quindi da stupirsi se la quota di investimenti in advertising su Internet, al 9% del totale budget pubblicitario, raggiungerà il 13.6% entro il 2010  proprio grazie alla capacità del mezzo Internet di integrarsi con gli altri media e di generare risultati misurabili.Ovviamente ci troviamo in un contesto dove è difficile assolutizzare qualunque stima. Non vi è mai stato un periodo di rallentamento così lungo e critico da quando la diffusione di Internet ha dato il via all'era digitale odierna.Tuttavia una cosa è certa: le imprese che non rispondono al cambiamento di comportamento dei consumatori e alle nuove opportunità che si stanno creando rischiano di perdere di competitività nel mercato. Coloro che invece investono per costruire e consolidare la propria presenza online potranno trasformare la crisi in una grande opportunità di rafforzamento della propria impresa.

Massimiliano Magrini,

Pubblicato nel Blog di Google Italia,

(12 Gennaio 2008)

La Rivoluzione Digitale

Viviamo in quella che Zygmunt Baumann definisce " Modernita' liquida"caratterizzata da un livello di complessita' e frammentazione che,osservata secondo le categorie tradizionali puo' facilmente esserepercepita come caotica e disordinata. La potenzialita' che il singolo individuo dotato di accesso adInternet con una media alfabetizzazione digitale ha a disposizione perpoter accedere ad una quantità di informazioni pressoché illimitata,esprimersi e condividere con altri interessi e passioni, e' un datoche sta modificando radicalmente la nostra societa'.
Un cambiamento per la prima volta nella storia che non nasce dall'altoma dal basso, da un sistema che non si basa su un'organizzazionegerarchica ma su una logica di network in cui le dinamiche diinterconnessioni tra utenti determinano aggregazioni fluide evolontaristiche.Siamo arrivati a quello che Malcom Gladwell definisce il "TippingPoint" ovvero il momento in cui una tendenza smette di essere propriadi un numero ristretto di persone ma supera un dato picco e si propagain maniera rapita e decisiva su tutto il resto della società'.
Quali sono le principali conseguenze di questo cambiamento in cui ilsingolo individuo digitalizzato puo' permettersi di accedere ad unaquantita' di informazione pressoché infinita, produrre e condivideresenza barriere di accesso contenuti multimediali?
In primo luogo quello che viene messo in discussione e' il concetto digerarchia, all'interno di un sistema in cui e' l'abbondanza e non lascarsita' la caratteristica preponderante, e' necessario saper gestireuna mole impressionante di dati e informazioni. La gestione di questo genere di realtà necessita del ricorso alla tecnologia: e' infatti impensabile, oggi, poter gestire,gerarchizzando, l'informazione per esempio presente nei database deimotori di ricerca, siti di social networking o piattaforme dicondivisione contenuti.
Non si tratta di selezionare le informazioni da fornire insieme ad unainterpretazione della realta': si tratta di permettere alla totalità di informazione prodotta di essere depositata e resa fruibileattraverso la tecnologia stessa.Un  testo chiave per comprendere questo fenomeno e' "The Wisdom ofCrowds" in cui James Surowiecki articola l'affascinante tesi secondo cui gruppi numerosi di persone  sono comunque maggiormente"intelligenti" di qualsiasi "elite"specialista nel risolvere problemi,creare innovazione e persino predire il futuro.L'intelligenza collettiva degli utenti Web e' piu' indicata di qualsiasi singolo esperto nel determinare i significati e le connessioni tra i miliardi di documenti presenti on line.Un esempio? Il Pagerank, l'algoritmo che Google usa per determinare lagerarchia delle pagine mostrate nei risultati di ricerca in funzionedella parole chiave digitata, deve il proprio successo proprio alfatto che, analizzando i link presenti sul Web, capitalizza l'intelligenza diffusa generata dagli utenti di Internet che con le loro discussioni, opinioni, e quindi link alla pagina menzionata,determinano collettivamente le connessioni tra i siti.Wikipedia e' forse l'esempio piu' rappresentativo del tentativo di valorizzare una moltitudine di utenti che interagiscono con lapiattaforma tecnologica nel tentaivo di organizzare e condividere il sapere universale.
Sicuramente ci sono aspetti controversi, principalmente legati alla inattendibilità delle informazioni presenti e anche a veri e propri tentativi di manipolazione: comunque ad oggi Wikipedia rimane lo strumento enciclopedico che vanta il maggior numero di voci contenute ed un tasso di inesattezze non lontano da quello delle enciclopedie tradizionali.
La logica del Network della comunita' di persone consente di generare una progettualita' condivisa che dimostra di avere una potenzialita' superiore a qualsiasi struttura organizzata e gerarchizzata.Lacomunita' infatti e' in grado di esercitare un controllo sociale che si basa su comunanza di valori e atteggiamenti in grado di minimizzare gli usi fraudolenti od interessati.
Quasta a mio avviso rimane uno degli aspetti piu' interessanti ed anche per certi versi controversi della societa' digitale: come e' possibile conciliare  accesso universale delle applicazioni prive di un centro che filtri e controlli e minimizzarne nello stesso tempo gliutilizzi fraudolenti?Laddove queste applicazioni raggiungono una determinata soglia critica e' la comunita' stessa che si occupa di esercitare un controllo favorendo l'affermazione di una identita' digitale degli utenti basati sulla reputazione e sul corretto comportamento.
Questo focus sull'utente-consumatore e' il leit motif della trasformazione operata dalle tecnologie nei confronti dell'organizzazione sociale pre-digitale. Il concetto di relazione presuppone e impone nel rapporto una interazione basata sul feedback e questo modifica fortemente la logica dei rapporti tra le organizzazioni ed i singoli. Vi e'l'affermazione di forme di democrazia diretta e partecipativa che modificano le forme tradizionali di partecipazione civile, sociale,politica ed economica. Molti di questi concetti in realta' non sono una novità del Web 2.0 ma erano parte integrate della vision dei creatori del Web; quello che rappresenta una assoluta novita' e' il livello di scalabilità assunto da questi fenomeni, scalabilita' resa possibile dalla tecnologia.
L'effetto combinato della diffusione della banda larga e della riduzione dei costi di storage e computing ha reso possibile la diffusione di applicazioni peer to peer che generano collaborazionepeer to peer.I principi di relazione, organizzazione, informazione che stanno determinando l'affermarsi della applicazioni in ambito web 2.0 spostano le aspettative di milioni di utenti verso forme di relazionee socialita'nuove che non rimarranno esclusiva di questo ecosistema.I paradigmi che si affermano in questo ambito possono rappresentare una potenziale fonte di innovazione sia in ambito politico, sociale edeconomico.
Gli innovatori potranno utilizzare in ogni ambito questi paradigmi per modificare, aprire i propri sistemi all'interazione con i propri utenti e beneficiare dell'intelligenza cosi'prodotta.Sicuramente non si tratta né di un passaggio semplice ne' indolore: il passaggio da una economia dominata dalla scarsità presente nel mondo fisico all'abbondanza che caratterizza la dimensione digitale comporta un rovesciamento di "cultura" senza precedenti.
Kevin Kelly utilizza l'esempio del fax per spiegare questo concetto."Al costo dell'acquisto di un fax si entra in possesso in realta' della rete e delle connessioni composta dai 18 milioni di apparecchi presenti al mondo. Ogni singolo fax venduto incrementa il valore del singolo fax.Questa teoria contraddice immediatamente due degli assiomi fondamentali ereditati dall'epoca industriale.

1. Il valore nasce dalla scarsita'

2. Quando i beni abbondano si svalutano.

La logica della rete ribalta completamente questo approccio tipico del mondo industrializzato. In una economia di rete il valore deriva dall'abbondanza,proprio come il valore del singolo apparecchio cresce man mano che i fax vengono introdotti ovunque.La possibilita' di innovazione e' strettamente collegata alla apertura dei sistemi e delle connessioni che questi sono in grado di generare al di fuori di essi.
Per dirla con la terminologia di Luhmann, la " Riduzione di Complessita " operata dai sistemi, deve comunque consentire al sistema di aprirsi all'ambiente per riprodurne parzialmente la complessita' se non si vuole correre il rischio dell'autoreferenzialita'e dell'entropia.Questo tema e' assolutamente trasversale come ho piu' volte accennato: prova ne e' il successo che l'utilizzo di piattaforme di comunicazione come blog, YouTube ed altri stanno riscontrando nella comunicazionepolitica.In particolare negli Stati Uniti ma anche nelle recenti elezioni in Francia, l'utilizzo da parte dei candidati di queste applicazioni sono state in grado di mobilitare ed attrarre l'attenzione di un numero molto elevato di persone che decidono di confrontarsi pubblicamente sui vari temi trattati. Questa apertura obbliga il politico a prendere posizioni chiare e trasparenti nei confronti del proprio elettorato che puo' verificare la coerenza dell'operato rispetto alle posizioni assunte, ma offre anche la possibilita' di beneficiare di feedbacks dei propri sostenitori o dei critici che gli consentono di orientare la propria attivita'.
L'aumento della partecipazione e' quindi correlata al livello di relazioni che il candidato riesce ad instaurare ed il livello di feedback che riesce ad ottenere: elementi che sono il corrispettivo della trasparenza e della propria reputazione digitale. Lo stesso concetto e' valido per rappresentare le relazioni che avvengono tra le aziende ed i consumatori.
In una economia dominata dalla scarsita'e dalle alte barriere all'ingresso rappresentate dalla produzione e distribuzione fisica dei beni, gli sforzi del management sono concentrati ad interpretare i desideri dei consumatori e ad offrire dei prodotti che siano in gradodi generare significativi volumi di vendita tali da garantire un profitto per l'azienda. 
Con questo approccio i consumatori vengono differenziati in base all'appartenenza ad un segmento demografico che tende a ridurre le differenze individuali a favore di una categorizzazione di genere.
Chris Anderson in "The long tail" spiega come in una economia digitale dove la distribuzione e' poco costosa e l'assortimento potenzialmente infinito diventi economicamente sostenibile distribuire prodotti di nicchia, la cui somma possa eguagliare i volumi generati dai prodottidi punta. In questo scenario il consumatore invece di essere inserito in categorie sociodemografiche viene guidato all'interno del processo di acquisto dagli strumenti di aggregazione dell'informazione e dalle raccomandazioni degli utenti. Invece della ricerca di interpretazione dei gusti dei consumatori viene messa a loro disposizione la totalita' dei prodotti a cui poi i consumatori giungono o per via di manifestazione di bisogno specifico o attraverso le raccomandazioni effettuate da altri consumatori.
Tutto questo e' reso possibile poi da una tecnologia di analisi dei dati che mettendo in rapporto le associazioni tra le categorie di prodotti acquistati permette lo sviluppo di software di raccomandazione (quei programmi che consigliano gli utenti in base ai loro precedenti acquisti) sempre piu' sofisticati. Questo fenomeno e' riscontrabile anche nell'analisi del numero di "playback" che vengono effettuati su YouTube, in cui il volume elevato viene generato da un numero estremamente ampio di video e la cui maggioranza e' comunque costituita dai contenuti originali prodotti dagli utenti. Se non si fosse trattato di una applicazione digitale che consente l'aggregazione di quantità enormi di dati senza barriere di costi da sostenere per l'utente, questo fenomeno sarebbe stato impossibile da osservare e predirre.
Se ci soffermiamo ad analizzare questi fenomeni in ambito italiano quello che si puo' osservare e' un grado di diffusione delle principali applicazioni web analogo agli altri paesi anche se con forti caratterizzazioni geografiche. Sicuramente lo sviluppo e l'alfabetizzazione digitale avviene in rapporto alla diffusione della banda larga che ne costituisce una condizione necessaria, quello che tuttavia rimane un aspetto peculiare e' un basso tasso di adozione delle piattaforme di comunicazione digitale da parte delle aziende.
Si tratta di piattaforme che permettono la distribuzione di prodotti e servizi su canali innovativi con bassissimi costi di implementazione e in grado di penetrare nuovi mercati che bene si sposerebbero con il tessuto di piccole medie imprese italiano.In questo caso il basso tasso di alfabetizzazione digitale unito ad un atteggiamento culturale conservativo nei confronti delle tecnologie e dell'innovazione fa si che il tasso di adozione di piattaforme digitali di comunicazione e distribuzione sia minore, in Italia,rispetto ai paesi dell'Europa continentale e degli Stati Uniti.
Abbiamo osservato che esiste comunque una stretta correlazione tra tensione competitiva all'interno dei mercati, sviluppo di attivita'di ricerca di efficienza nelle attivita' di comunicazione e distribuzione e tasso di adozione da parte delle aziende di queste piattaforme. Maggiormente liberalizzati, aperti e competitivi sono i mercati maggiore e' la tensione competitiva e quindi la ricerca di efficienza da parte delle aziende.
Lo sviluppo della tecnologia favorisce la nascita di nuovi ecosistemi e mercati altamente connessi tra di loro in cui il tasso di sviluppo genera innovazione organizzativa, sociale politica ed economica. La mancanza della domanda di base nasce appunto dal livello competitivo del sistema di mercato proprio di ogni Paese. 
Questo punto dovrebbe essere nell'agenda di ogni leadership che voglia contribuire allo sviluppo di un ecosistema orientato all'innovazione edi cui la tecnologia e' un elemento determinante. Sicuramente questo rappresenta un tema cruciale di dibattito tra lerealtà che sviluppano applicazioni web e governi ed autorità garanti, resta il fatto che internet non puo' essere concepito con un centro che lo governi e bisogna poter pensare a delle strutture in grado dimisurarsi con la complessità di un sistema completamente decentrato.Il tema del governo e la gestione della complessità e' infattiintimamente legato allo sviluppo tecnologico, dato che è impossibilepoter operare in questa realtà senza riprodurre all'internodell'organizzazione una dinamica di comprensione e riproduzione dellacomplessità che non tenga conto dell'utilizzo delle tecnologie.Lo sviluppo delle tecnologie e' inoltre associato all'idea di trasparenza nei rapporti e per questo in grado di rendere piu' aperto il legame tra cittadini ed istituzioni, ma per potersi operare necessita di una predisposizione di apertura e di conoscenze condivise.
La scuola ha indubbiamente un compito cruciale in tal senso ma e' il sistema sociale nel suo insieme che dovrebbe generare questa predisposizione di apertura culturale nei confronti della tecnologia.Come ho avuto modo di argomentare precedentemente, uno dei punti chiave e' la qualita' dell'accesso che permette la fruizione dei servizi avanzati del web sia in ambito di servizi stessi che di intrattenimento e di qualita' dell'accesso che puo' essere garantito sia tramite linea fissa che attraverso forme di connessione in mobilita'.
E' evidente il rapporto in essere tra diffusione di banda larga e fruizione di servizi avanzati quali home banking, rapporti con la pubblica amministrazione, sistemi innovativi di e-commerce e dicomunicazione tra utenti e di come questa innovazione necessiti di un livello di connessione di qualita' a costi accettabili.La qualita' della connessione favorisce la diffusione delle applicazioni il cui aumento di penetrazione genera il formarsi di un ecosistema digitale che aumenta il tasso di innovazione generale.
Il tema dell' inclusione all'interno di questo sistema di intere aree di popolazione ad oggi escluse rappresenta un tema cruciale, attuale e di necessaria soluzione.Il potere, oggi, passa dalle mani delle organizzazioni che gestiscono dall'alto l'economia della scarsità ad una societa' in cui gli individui gestiscono le proprie attivita' in maniera piu' autonoma e che alle organizzazioni, alle aziende, alle istituzioni, richiedonodelle relazioni, non piu' solamente delle indicazioni.

Massimiliano Magrini

Pubblicato su "Non solo Blog" La tecnologia di cui avremo bisogno, a cura di Maurizio Guandalini ETAS Libri 10/2007

L'innovazione e la gestione dei valori in Azienda

Ogni azienda rappresenta in prima istanza un luogo fisico e culturale di collaborazione tra persone, e ha quindi una sua unica e irripetibile dimensione sociale basata sulla sintesi specifica di valori, cultura e finalità. Spesso questa dimensione tende a non essere presa in giusta considerazione quando ci si occupa di valutare l’operato delle aziende, mentre, a mio avviso, questo aspetto è assolutamente fondamentale per orientare e, quindi, rappresentare il contesto aziendale.L’eticità dell’azienda quindi, per chi si occupa di gestirla, è parte di un processo che comincia nel determinare chiaramente quale sia lo scopo, la missione aziendale e quali i valori che vengono posti alla base del raggiungimento dei risultati.
Sono i valori espliciti e impliciti che, influendo sui comportamenti dei singoli, ne orientano anche l’attività dal punto di vista dell’eticità. In sostanza, il sistema valoriale dell’azienda ne orienta l’eticità in quanto influisce direttamente sul comportamento dei singoli all’interno dell’azienda. Senza una chiara e condivisa comunicazione di questi aspetti è molto complesso poter determinare quella comunanza di valori e comportamenti che rappresentano il tratto distintivo di ogni cultura aziendale.
Una prima conseguenza positiva di un approccio basato sulla condivisione esplicita del sistema valoriale dell’azienda è che si determina un ambiente all’interno del quale il singolo si sente messo in condizione di poter agire e contribuire. E, soprattutto, di assumersi responsabilità crescenti, in quanto è chiaro il contesto all’interno del quale le sue azioni verranno valutate.
Le aziende fortemente orientate all’innovazione e alla creazione di valore hanno in genere questo tipo di organizzazione, che ne rappresenta una vera e propria pre-condizione, in quanto la creazione di nuova impresa deve necessariamente fare leva su una forte motivazione ideale e su un contesto organizzativo che premi lo spirito imprenditoriale e il dinamismo.
In mancanza di questo quadro di riferimento di valori condivisi e chiaramente rappresentati, si determina invece un contesto di normazione burocratica di comportamenti nel quale l’azione non è stimolata, ma regolamentata da pratiche e procedure di natura burocratica.
Se volessimo utilizzare una categoria «weberiana» potremmo definirla come «idealtipica» della dimensione organizzativa del settore pubblico, ma in realtà e molto radicata anche in molti contesti aziendali privati. In questi contesti, da un lato, la definizione precisa degli ambiti d’azione del singolo è fortemente standardizzata e i percorsi di carriera sono ben definiti, ma, dall’altro lato, è scarsa l’autonomia lasciata al singolo e limitata la sua capacità di poter esercitare la propria creatività.
È estremamente importante, a mio parere, che all’interno di ogni organizzazione ci sia una riflessione critica e aperta su questi temi, perché non si tratta di aspetti secondari, ma di veri e propri prerequisiti che determinano la performance aziendale.  E dal momento che abbiamo detto che i risultati dipendono strettamente dai comportamenti dei singoli e che i comportamenti sono a loro volta strettamente influenzati dal sistema valoriale, è evidente la correlazione tra performance aziendale ed eticità dell’azienda stessa.
Un forte orientamento ai risultati, per esempio, non può accompagnarsi a una modalità organizzativa eccessivamente burocratizzata, nella quale venga eccessivamente stigmatizzata la non totale aderenza a procedure e prassi consolidate. Un forte orientamento ai risultati necessita invece di un chiaro quadro di valori all’interno del quale il singolo può determinare autonomamente i propri percorsi.Non si potrebbe immaginare il fenomeno dei distretti italiani, così come quello della Silicon Valley, senza una base di valori comuni legati alla creazione di impresa, una forte spinta all’innovazione e un senso di imprenditorialità diffusa. 
Anche in questo caso i valori si trasformano in cultura, che orienta eticamente i comportamenti dell’impresa.Ma come si ottiene concretamente questa capacità di orientare i comportamenti dell’impresa sulla base del sistema valoriale? Innanzitutto, un ruolo determinante viene rivestito dalla leadership.
La cultura, infatti, si nutre di esemplificazioni e rappresentazioni che sono tipicamente espresse nello stile di leadership; ogni valore non rappresentato nei comportamenti della leadership viene svuotato di ogni efficacia. Un altro aspetto fondamentale per orientare la dimensione etica di un’azienda è rappresentato dai meccanismi di selezione e promozione e remunerazione delle persone.Se è vero che è assolutamente vitale chiarire l’orizzonte dei valori di riferimento dell’azienda, è altresì determinante che questi valori siano posti alla base dei meccanismi di valutazione delle persone. Solo così facendo è possibile stimolare un circolo virtuoso che consenta all’azienda di operare all’interno di un sistema sociale efficiente.  
La meritocrazia praticata concretamente, in modo ripetuto e consistente, è uno straordinario e potente alimentatore di orientamento etico. È praticabile però solo se esiste un chiaro ecosistema di riferimento, rappresentato dall’interazione di valori, leadership e organizzazione.
La dimensione etica ha quindi a che fare, a mio avviso, con il senso che attribuiamo a ciò che facciamo ed è fortemente ancorata ai valori fondamentali che ogni persona porta con sé. Compito della leadership è assicurare che all’interno di un’organizzazione possano vivere ed essere valorizzati valori comuni, che siano più che la somma dei valori individuali, ma che anzi possano in armonia con essi determinare l’azione di un’organizzazione.

Massimiliano Magrini

Pubblicato sul volume "Etica anticrisi" Fondazione Banca Europa

Giugno 2009

Media e Venture Capital

Il Venture Capital ha come scopo primario quello di supportare finanziariamente e professionalemente start up che siano capaci di sviluppare concretamente prodotti e servizi innovativi a partire da idee ed intuizioni e trasformarle in Imprese. Il Venture Capital e' quindi un elemento fondamentale dell'ecosistema dell'innovazione, si occupa di "costruire" aziende innovative in grado di dare risposte concrete ai nuovi bisogni generati dal cambiamento tecnologico e sociale della nostra societa'.

Nello svolgere questa funzione di “Fabbrica dell’innovazione” offre a tutte le realta’ aziendali consolidate la possibilita’ di potervi attingere per poter alimentare una crescita che difficilmente puo’ essere sviluppata internamente. Ogni azienda consolidata si trova infatti a dover affrontare il conflitto esistente tra la cultura di gestione e l’ottimizzazione dell'esistente con la necessita' di innovare per rispondere positivamente alle sfide poste dal cambiamento. Questo conflitto rappresenta la pietra angolare nella definizione della strategia di ogni azienda. Il tema oggi non e' più' solo oggetto di dibattito intellettuale ma l'imperativo che domina l'agenda di ogni amministratore delegato, poiché le tradizionali barriere di ingresso ai vari mercati, vengono ogni giorno messe in discussione dallo sviluppo tecnologico che ne determina una progressiva diluizione del vantaggio competitivo accumulato negli anni.

Nel frattempo si aprono pero' gli "Oceani Blu" di opportunità' generati dagli stessi fattori che mettono in discussione le posizioni consolidate: sviluppo tecnologico, possibilità di outsourcing, nuovi mercati, nuove piattaforme di distribuzione. La strategia quindi oscilla schizofrenica tra questi due aspetti, l'ottimizzazione dell'esistente e la conquista del nuovo, ma e' possibile realizzare una strategia di innovazione all'interno di una struttura costruita ed ottimizzata per la gestione di un business consolidato? Il Media e' uno dei settori ad oggi maggiormente esposto a fenomeni di discontinuita' che ne mettono in discussione gli assetti, in particolare lo sviluppo tecnologico che abbassando le barriere di ingresso per la produzione e la distribuzionedell'informazione sta modificando radicalmente l’assetto tradizionale delle aziende Media L’aspetto critico e’ rappresentato a mio avviso dall’integrazione di competenze di natura tecnologica all’interno di strutture in cui queste competenze tradizionalmente giocano un ruolo di tipo marginale e non strategico.. Una reale comprensione dei fenomenti di natura tecnologica sostenuta dalle relative competenze diventa la strada da seguire a mio avviso per poter innescare processi di innovazione interna che consentano la definizione di una strategia in grado di traghettare il media dell’era analogica in quella digitale.

Il Venture Capital, per il settore del Media, puo' rappresentare a mio avviso quel " laboratorio di innovazione" in grado di mettere in gioco quegli elementi necessari per una risposta concreta e positiva alle sfide poste dallo svuluppo tecnologico. Puo’ quindi consentire alle aziende consolidate di poter integrare, ai processi di innovazione interna, una strategia di acquisizione mirata in cui l’innovazione venga di fatto importata tramite l’acquisizione di star up. Una strategia che sappia coniugare Gestione del business consolidato e innovazione generata sia per linee interne sia tramite acquisizioni, e' probabilmente la chiave per poter continuare ad avere un ruolo da protagonisti in un settore cosi' fortemente esposto alle forze del cambiamento.

Massimiliano Magrini

Pubblicato su Pubblicita' Italia

Maggio 2010

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